Il paziente al centro – Il virtuale sostituirà il reale?

Il nuovo modello di Sanità “Connected Care”

Il progresso tecnologico accelera, mentre quello umano sembra essersi fermato lasciando spazio al primo. Mentre le capacità di comprendere e prevedere l’uomo da parte della tecnologia aumentano, quelle dell’uomo nei confronti della stessa si stanno “pericolosamente” esaurendo.

Il digitale

Il digitale, riconosciuto a gran voce, almeno da quella che appare dominante, come il nocchiero conduttore e governatore della nave, che ci consentirà di passare dall’essere piccoli uomini mortali a “postumani[1]” finalmente liberi dalla malattia, dalla vecchiaia e dalla morte, è di fatto lo strumento primario di cui la politica nazionale ed europea ha deciso di servirsi per attuare una trasformazione totale del quadro globale politico, economico e sociale. Tale trasformazione, già iniziata e di cui gli effetti sono stati assai visibili negli ultimi anni, se non verrà fermata prima, si estenderà come un Blob, il fluido mortale del noto film fantascientifico del 1958 (pellicola cult del filone horror fantascientifico), inglobando ogni cosa, assumendo dimensioni sempre maggiori fino a giungere all’interno dello spazio privato e individuale, intimo, di ogni cittadino.

Il PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza PNRR[2], approvato nel 2021 per rilanciare l’economia e permettere lo sviluppo verde e digitale, è il cavallo di Troia che ha introdotto e sta dando attuazione, in Italia, al programma Next Generation EU.

“è uno strumento temporaneo per la ripresa da oltre 800 miliardi di euro, che contribuisce a riparare i danni economici e sociali immediati causati dalla pandemia di coronavirus. per creare un’Europa post COVID-19 più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide presenti e future.[3]

Gli assi strategici condivisi a livello europeo su cui ci si sta muovendo sono: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale.

Fonte:https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf

 

Il Piano si articola in sedici Componenti, raggruppate in sei Missioni esposte sinteticamente fra:

Fonte:https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf

I 191,5 miliardi della dotazione finanziaria del PNRR ripartiti tra le sei “missioni”.

 

  1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, il cui obiettivo è la modernizzazione digitale delle infrastrutture di comunicazione del Paese, nella Pubblica Amministrazione e nel suo sistema produttivo.
  2. Rivoluzione verde e transizione ecologica, volta a realizzare la transizione verde ed ecologica della società e dell’economia italiana coerentemente con il Green Deal europeo.
  3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile a partire dal rafforzare ed estendere l’alta velocità ferroviaria nazionale e potenziare la rete ferroviaria regionale, con una particolare attenzione al Mezzogiorno.
  4. Istruzione e ricerca che si esplicherebbe, rivolgendo la sua attenzione in particolar modo ai giovani, occupandosi di aspetti inerenti la produttività, l’inclusione sociale e la capacità di adattamento alle sfide tecnologiche e ambientali del futuro.
  5. Inclusione e coesione la quale prevede una revisione strutturale delle politiche attive del lavoro, un rafforzamento dei centri per l’impiego e la loro integrazione con i servizi sociali e con la rete degli operatori privati.
  6. Salute, che si focalizza su due obiettivi: il rafforzamento della rete territoriale e l’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) con il rafforzamento del Fascicolo Sanitario Elettronico e lo sviluppo della telemedicina.

 

Fonte:https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf

 

Da un’analisi più approfondita di ognuna di esse che qui non riporto, ma che si può facilmente verificare leggendo il PNRR[4], risulta evidente come il denominatore comune di ognuna di queste Missioni sia quello di perseguire una pervadente conversione al digitale dell’intero Paese. Lo faranno, o meglio, continueranno a farlo contagiando con un uso spasmodico della tecnologia in primis quegli “spazi” in cui alcune questioni particolarmente delicate riguardanti sfere più intime (salute, istruzione) del cittadino si trovano a interagire necessariamente con quelle del sistema “statale” e dei suoi “ministeri”. Dalla scuola, alla sanità, dall’agricoltura e il settore terziario alla pubblica amministrazione.

 

Il potere politico

Chi non riesce ancora a cogliere il proliferare di ingerenze dello Stato, inteso come “potere politico”, su aspetti che dovrebbero restare svincolati da esso, probabilmente se ne accorgerà solo quando si troverà a voler attuare una scelta diversa da quella, “consigliata per il bene comune”, del sistema appena descritto e si accorgerà di aver perso la libertà di farlo.

Rudolf Steiner (1861,Kraljevic) filosofo, esoterista e pedagogista, fondatore dell’Antroposofia, per spiegare il suo modello di Triarticolazione dell’Organismo sociale[5] (Dreigliederung des sozialen Organismus) propone una similitudine tra organismo sociale e essere umano. In quest’ultimo è possibile individuare tre strutture, una nella testa rappresentata dall’organizzazione nervosa e sensoriale, una nel petto, costituita dal sistema ritmico, una rilevabile negli organi e nelle attività connesse con i processi della nutrizione e del movimento. Il mantenimento dell’autonomia di ogni struttura all’interno della imprescindibile interazione tra di esse, garantisce l’organismo umano sano. Quando una di esse esce dal proprio ambito, invadendo quello delle altre, si manifestano invece condizioni patologiche.

Lo stesso avviene nell’organismo sociale, qualora uno dei sottoinsiemi (Steiner ne individuava tre[6]) risulti asservito agli altri.

Nella nostra organizzazione sociale il potere politico, che con il territorio e con il popolo costituiscono lo Stato, gestisce in maniera centralizzata ogni processo vitale della cittadinanza impedendo di fatto a quest’ultima di poter, non solo dissentire o meno su scelte “politiche”, ma peggio di non poter concretamente partecipare a una evoluzione collettiva che tenga conto delle ricchezze individuali di ognuno, bene supremo da condividere per la propria e l’altrui realizzazione…

 

«Il successo unilaterale di una parte è il massimo insuccesso del tutto. Perché nulla mette in pericolo la triarticolazione più della riuscita in un unico settore…»

«Una vita sociale sana si trova soltanto, quando nello specchio di ogni anima la comunità intera trova il suo riflesso, e quando nella comunità intera le virtù di ognuno vivono.»

Rudolf Steiner

 

Si sta forzatamente delineando un’unica strada percorribile.

Solo coloro che con determinazione e coraggio, prendendosi carico delle ricadute derivanti dalla non aderenza al suddetto sistema, continueranno a costruire e scoprire alternative, manterranno la possibilità di vivere una realtà in cui specchiarsi che rifletta il loro vero sentire e mantenga margini d’azione in cui esprimere e dimostrare una libera volontà individuale.

Molti continueranno, ahimè, a riporre la propria fiducia verso chi attraverso media mainstream e personaggi ben costruiti veicola informazioni a suon di slogan e racconta una verità piacevole e accattivante a cui poter aderire con leggerezza, cedendo il proprio carico di responsabilità dello stare al Mondo, piuttosto che porsi e porre domande scomode correndo il rischio di scoprire che quegli slogan siano solo specchietti per allodole e che quella verità sia un bell’abito con cui si è mascherata una brutta menzogna.

 

Missione Salute

Rivolgiamo ora la nostra attenzione a ciò che è inerente la sola Missione salute e proviamo a delinearne i contorni e a proporre qualche piccola riflessione a proposito.

Già Draghi, nel suo discorso programmatico al Senato del 17 febbraio 2021 affermò: “Sulla base dell’esperienza dei mesi scorsi dobbiamo aprire un confronto a tutto campo sulla riforma della nostra sanità. Il punto centrale è rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale. La “casa come principale luogo di cura” è oggi possibile con la telemedicina, con l’assistenza domiciliare integrata […]”.

Si cominciò così a parlare del passaggio tra una sanità per malati (sick care) che cura le patologie, a una sanità per sani (health care), che previene l’insorgere delle condizioni cliniche. A non voler pensare male ci sarebbe da essere contenti e ciò sarebbe possibile se, a seguito di tale definizione di scopo, fosse rintracciabile un procedere indirizzato a una vera e propria tutela della salute e a una buona educazione alla prevenzione attraverso il sostegno di sani stili di vita legati a un’alta qualità di quest’ultima.

La missione, ripetiamo, si articola in due componenti così come mostrato nella figura sottostante:

fonte:https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf

 

Neanche un minimo degli investimenti è previsto per la prevenzione e ancor meno viene preso in considerazione di valutare i rischi conseguenti nell’intraprendere uno “stile di vita digitalizzato”. D’altronde la digitalizzazione che avanza va protetta anche a discapito della nostra stessa salute… Un film già visto.

“Ah, memoria, nemica mortale del mio riposo!”

Miguel De Cervantes

dal Don Chisciotte

 

Basti pensare che tra il 9 maggio 2019 e il 9 giugno 2021, è stato stilato dalla settima commissione del Senato – Istruzione pubblica e Beni culturali – un documento sull’impatto degli strumenti digitali sugli studenti, “con particolare riferimento ai processi dell’apprendimento” il quale trae conclusioni forti sostenendo che il cellulare e gli altri device elettronici possono dare “miopia, obesità, ipertensione, disturbi muscoloscheletrici, diabete” eppure anche nella Missione Istruzione e ricerca la “capacità di adattamento alle sfide tecnologiche del futuro” continua a essere una priorità. Elettrosmog e rischi connessi, non contemplati.

Quel che viene proposto è in parole povere, un farsi fagocitare dalla tecnologia cosicché sia essa a decidere per noi. La missione Salute viene però presentata in tutt’altro modo e l’accento è posto su quelli che sarebbero i vantaggi del Paziente nell’usufruire di questi nuovi servizi sviluppati intorno a lui.

 

Connected Care

 

Tra le nuove tecnologie c’è la connected care[7], un nuovo modello organizzativo che vede appunto il paziente al centro di un sistema di cura, ove tutti gli attori interessati (medici, infermieri, pazienti, ospedali, specialisti, assicurazioni e Governo) si ritroveranno connessi tra loro grazie alle piattaforme digitali che permetteranno non solo lo scambio di informazioni cliniche, ma addirittura un supporto nel prendere decisioni.

È prevista, poi, un’implementazione di percorsi di conoscenza che favoriscono l’empowerment (interessante la scelta di questo termine) del paziente, perché un paziente informato e consapevole del nuovo modello di prestazioni sanitarie, può chiaramente partecipare alla realizzazione e alla messa appunto dello stesso. Egli beneficerà di un più facile accesso ai servizi sanitari e da casa, a esempio, potrà comunicare con chi lo ha in cura per monitorare e ridefinire il proprio stato di salute e questo sarà “facilissimo”, grazie all’ausilio della tecnologia, capace di segnalare adeguatamente e puntualmente i suoi bisogni.

Insomma, i vari attori inseriscono dati e cosa fare verrà deciso in base al risultato finale dell’elaborazione degli stessi. Potrebbe anche questo sembrare una conquista, illudendosi che si giunga attraverso tale processo a una soluzione personalizzata, una sorta di protocollo individualizzato. L’illusione, però, scemerebbe subito a onore del vero, perché se pure si è in prima persona a fornire una parte dei dati e l’altra parte viene fornita da coloro che si occupano della specifica cura, la decisione su ciò che sia “adatto” verrà fornita dall’elaborazione di un algoritmo… Un algoritmo, per sua natura, non potrà mai essere in grado di comprendere (cum con e prehendere prendere, contenere, includere) la persona, l’individuo, nella sua totalità.

Indubbiamente con il deep learning ottenuto dall’intelligenza artificiale IBM, saranno prevalentemente le organizzazioni sanitarie e la politica omonima a godere delle decisioni aziendali frutto del risultato algoritmico.

Con la digitalizzazione è possibile archiviare tutte le informazioni sanitarie di ogni cittadino nel Fascicolo Digitale Elettronico[8] (FSE) attualmente disponibile sul sistema Tessera Sanitaria. Verranno potenziate la Telemedicina[9] e la Teleassistenza, grazie all’istituzione delle numerazioni uniche (116117 per le cure non urgenti e 112 per quelle urgenti).

ll Fascicolo Sanitario Elettronico è il sistema di raccolta, la rete (eHealth) che raccoglie, ordina, conserva e comunica alle macchine la massa di dati dematerializzata, “le informazioni dematerializzate dei nostri corpi e delle nostre menti[10].

La telemedicina include le televisite e la teleassistenza domiciliare così come il telemonitoraggio attivato da dispositivi elettronici dotati di sensori che possono monitorare parametri vitali come il battito cardiaco (frequenza cardiaca), produrre ECG (elettrocardiogramma), SpO2 (saturimetria) la concentrazione di ossigeno nel sangue o la temperatura corporea.

Con questi strumenti i medici e gli operatori sanitari possono visitare e assistere i propri pazienti anche a distanza.

Insomma si vuole far intendere di poter così controllare la propria esistenza a partire dal monitoraggio del proprio stato di salute. La triste verità è che ci si predispone a un controllo totale delle proprie vite da parte di un’entità esterna. Non si è attori protagonisti del nuovo modello sanitario, al massimo lo si è secondari, una comparsa che come le altre, compresa quella del medico, è utile alla messa in primo piano della tecnologia che avanza.

Una trasformazione evidente della visione del paziente però, bisogna ammettere a malincuore, che sia tristemente avvenuta. Ora più che mai, da essere un cliente, è diventato un prodotto. I suoi dati dematerializzati, ogni informazione che lo riguardi è il patrimonio su cui tutto il sistema si regge e che dà a quest’ultimo la possibilità di condizionare e manipolare a proprio piacimento l’esistenza del primo.

Il paziente non può permettere di essere mercificato fino a tal punto e il medico, così come ogni altra figura sanitaria, dovrebbe comprendere il pericolo che sta correndo, perdendo di fatto la facoltà di esprimersi liberamente e quindi di poter operare in scienza e coscienza sempre…

Considerazioni

Nel Decreto del 3 Marzo 2023[11] inerente “modalità di attribuzione, da parte dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, di un codice identificativo univoco per garantire la circolarità dei dati anagrafici e l’interoperabilità con le altre banche dati delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di servizi pubblici. (23A02326) (GU Serie Generale n.91 del 18-04-2023)” si legge in oggetto all’Art.1 quanto segue:

Con il presente decreto è definito l’adeguamento e l’evoluzione delle caratteristiche tecniche della piattaforma di funzionamento dell’ANPR per l’attribuzione a ciascun cittadino del codice identificativo univoco (ID ANPR) di cui all’art. 62, comma 3, ultimo periodo, del CAD.

Quanto appena esposto solo per far comprendere che, come affermato all’inizio dell’articolo, è in atto una trasformazione totale del quadro globale politico, economico e sociale. Ora, a mio avviso, non ha molta importanza che ciò stia accadendo perché il potere politico è nelle mani di persone poco “accorte”, o perché queste siano pilotate da interessi più alti, magari legati alle volontà di un élite transumanista o che siano forze anti coscienza a spingere questi eventi in una direzione piuttosto che in un’altra… Viviamo un momento in cui i confini tra verità e menzogna si mescolano, ove non vi è più certezza dell’affidabilità delle fonti d’informazione se non per esperienza diretta e dove, mentre ci si dichiara pronti a qualsiasi forma d’integrazione fra diversità che a volte si spingono addirittura oltre la decenza, le forme di odio, discriminazione e intolleranza prolificano. Siamo tutti chiamati a intervenire, ognuno di noi secondo le proprie possibilità, guidato dal suo livello di coscienza. Va compreso che ciò che per qualcuno potrebbe essere visto come un pericolo, per altri potrebbe essere ritenuto una possibilità di salvezza. Questa differenza di visione è legata a un proprio sentire, alla storia personale frutto di esperienza e conoscenza. È inutile imbastire qualsiasi conflitto al riguardo. Della lotta tra fazioni ne giovano sempre altri, ma non i diretti interessati. Conta restare vigili, porre attenzione all’evolversi dei fatti e agire responsabilmente ogni giorno in piena libertà, quali che siano le conseguenze. Chi, come me, ritiene che questo procedere di buona parte dell’umanità nasconda insidie che possano mettere seriamente in pericolo un evolversi sano e giusto della stessa, si deve impegnare a percorrere altre strade, a trovarne di alternative e a costruirne di nuove, se necessario. Deve inoltre, con fiducia, rivolgersi al prossimo e esprimere in modo chiaro e semplice, le proprie idee, le proprie intenzioni con fatti e parole affinché chi abbia un sentire affine, ma manchi di mezzi, ne trovi…

Prima che pazienti o medici, siamo uomini e “non bisogna dimenticare che l’umanità è una, e che la solidarietà umana è un dovere imprescindibile di ognuno che aspiri alla corona regale della verità.”[12]

La medicina come scienza è antica quanto l’uomo… La medicina prima ancora che scienza è arte, manifestazione di quel potere creativo che permettendo nel fluire continuo di osservazione, ascolto e intuizione di amoreggiare tra loro, li tramuta in un agire umano atto a conservare e ridonare sanità ove, per qualche ragione in un determinato momento, essa si sia alterata.

L’arte medica, nel suo significato più profondo e vero, è dunque legata indissolubilmente alla cura, al prendersi cura, al portare attenzione ove vi è un chiaro segno di sofferenza. Questa trova la sua più grande realizzazione quando viene rivolta all’altrui persona.

Il mè-di-co, dal latino medicus, a sua volta derivato da medeor “curo le malattie” è dunque colui che rivolge il suo sguardo attento e le sue cure a chi è sofferente in quanto malato, a chi è appunto un paziente, patiens (participio presente di pati, soffrire, sopportare).

Dunque, chi sceglie di intraprendere la professione medica pone al centro delle proprie attenzioni coloro che si trovano in uno stato di sofferenza.

Basterebbe riportare a memoria il primo passo del giuramento d’Ippocrate[13] per capire quanto sia inaccettabile da medico, subire passivamente questi cambiamenti forzati, e quanto sia grave esserne complice.

Il giuramento di Ippocrate da un manoscritto bizantino del secolo XI

(Biblioteca Vaticana)

«Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:

  • di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione;

Da pazienti, occorre altresì ricordare che la cura è principalmente nostra responsabilità e che sia già giunta da tempo l’ora di tornare a scegliere in modo consapevole come portarla in attuazione, non limitandosi ad affidarsi all’altro che, benché fornito dei titoli accademici più elevati, non sempre è in grado di considerare ogni paziente unico e irripetibile, dando valore a tutti i suoi aspetti psico-fisici-emozionali e spirituali.

Siamo tutti un Universo in cui la totalità è più della somma delle singole parti e abbiamo bisogno di essere in rapporto con l’altro, di riconoscersi nell’altro per poter dare e ricevere fiducia affinché vi sia uno scambio reale e benefico per entrambi, affinché si sia in grado di dare la cura così come di riceverla.

Riappropriamoci del diritto alla salute e al benessere.

Cogliamo l’occasione di fare la cosa giusta! Se necessario, organizziamoci meglio, ma scegliamo il calore dei corpi al posto del freddo della macchina.

 

Gloria Micacchi

 

Note

[1] «Il postumano è il nome col quale si è divenuti soliti definire gli estremi di una nuova filosofia per la quale la natura biologica del corpo dell’uomo, ivi compreso il cervello, non costituisce il limite delle possibilità dell’essere umano. Anzi, per questa filosofia, tale natura può e dev’essere superata attraverso l’implementazione sul “corpo biologico” di protesi tecnologiche». (Cosimo Pacciolla, Gazzetta del Mezzogiorno, 10 gennaio 2006, La Gazzetta di Lecce, p. 7).

[2] https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf

[3] https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/recovery-plan-europe_it#i-beneficiari

[4] https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf

[5] R. Steiner, I punti essenziali della questione sociale, Opera Omnia 23, 24 e 34 pag. 68

[6] I tre sottosistemi sono:

  • la sfera economica: “La vita economica comprende tutto quel che riguarda la produzione, la circolazione e il consumo delle merci…Tutto questo complesso di processi che cominciano con il rapporto dell’uomo con la natura e proseguono in tutto ciò che l’uomo ha da fare per trasformare i prodotti della natura e per portarli fino allo stato di generi di consumo, tutto questo lavoro, e soltanto esso, costituisce la parte economica di un sano organismo sociale”. (R. Steiner, I punti essenziali della questione sociale, Opera Omnia 23, 24 e 34 pag. 48)
  • la sfera giuridica: comprende “[…] la vita del diritto pubblico, la vita politica, quella che, nel senso dell’antico Stato politico, poteva essere designata come la vera e propria vita statale. […] può abbracciare solo quel che sorge da sostrati puramente umani e riguarda i rapporti tra uomo e uomo“.(R. Steiner, I punti essenziali della questione sociale, Opera Omnia 23, 24 e 34 pag. 48)
  • la sfera culturale: essa riguarda “[…] la vita spirituale; o per dire più esattamente […] tutto quel che poggia sulle doti naturali del singolo individuo umano, e che deve entrare nell’organismo sociale sulle basi di tali sue facoltà naturali, sia spirituali, sia fisiche. […]. Questo campo abbraccia tutto, dalle più elevate aspirazioni spirituali a quel che, nell’opera dell’uomo, deriva dalla migliore o peggiore sua capacità fisica per prestazioni utili all’organismo sociale”.( Steiner, I punti essenziali della questione sociale, Opera Omnia 23, 24 e 34 pag. 49.

[7] https://connectwithcare.org/studies-reports-2/

[8] https://www.fascicolosanitario.gov.it/

[9] https://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=6182

“..l’8 marzo,è stato firmato alla presenza del ministro della Salute, Orazio Schillaci, il contratto tra AGENAS e il Raggruppamento Temporaneo di Impresa (RTI) Engineering Ingegneria Informatica S.p.A. e Almaviva S.p.A. per l’affidamento in concessione della “Progettazione, realizzazione e gestione dei Servizi abilitanti della Piattaforma nazionale di Telemedicina PNRR” – Missione 6 Componente 1 subinvestimento 1.2.3 “Telemedicina” per un valore di 250 milioni di euro.”

[10] https://www.agendadigitale.eu/sanita/il-vero-valore-del-fascicolo-sanitario-elettronico-2-0-i-nostri-dati-per-il-bene-collettivo/

[11] https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/04/18/23A02326/sg

[12] “Dizionario kremmerziano dei termini ermetici” Di Ugo Cisaria

[13] https://www.omceo.me.it/index.php?area=ordine&page=cod_deo-giuramento

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Tags: Connected Care, digitalizzazione, PNRR, politica, salute

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