L’Omeopatia non è per tutti

Riflessioni di un medico Omeopata

 

L’Omeopatia non è una medicina per tutti. Ditemi anche che sono snob, poco tollerante, ma è così. La medicina omeopatica non è per tutti.

Chi si rivolge all’Omeopatia non sostituisce, banalmente, i farmaci ufficiali con i farmaci omeopatici, che sono rimedi, informazione Energetica e Vibrazionale.

Assolutamente no.

Chi si rivolge all’Omeopatia deve essere consapevole, prima ancora di iniziare, che per curarsi deve iniziare a volgere lo sguardo da fuori a dentro di sé. Il primo vero lavoro da fare è cambiare prospettiva e iniziare a conoscersi, ad avere consapevolezza di sé stessi. Perché dall’omeopata non va la malattia, va il malato.

Chi è convinto della visione materialistica e meccanicistica dell’essere umano, chi è convinto che la coscienza sia un epifenomeno del cervello, chi è disposto a utilizzare farmaci  tossici – costi quello che costi – per sopprimere qualsiasi sintomo non è pronto ad utilizzare una cura omeopatica.

È ben noto che ultimamente è tutto un parlare di attenzione da dare al paziente, di accoglienza, di sostegno. Hanno iniziato ad inserire figure professionali  “di sostegno” in alcuni reparti dove si trattano patologie gravi o si fanno terapie aggressive. Nonostante queste integrazioni, si tratta pur sempre la patologia, che viene vista come “estranea” al paziente. La malattia, qualunque malattia, è vissuta come un nemico da sconfiggere, da distruggere. Le medicine, o qualunque altro trattamento, non sono che armi da utilizzare per sconfiggere il nemico di turno. 

Omeopatia e malattia: nemico o opportunità?

In Omeopatia non è così. Nella Omeopatia la malattia è il frutto di un “percorso” di vita, nel quale il soggetto ha messo in atto una serie di meccanismi adattativi, che hanno funzionato fino ad un certo punto. Quando tali meccanismi adattivi, (poiché la malattia non è solo fisica ma anche mentale e spirituale), non sono riusciti più a garantire l’adattamento, ecco comparire i sintomi di una malattia. Quei sintomi sono parte del malato, sono di fatto amici del malato, è la Coscienza del malato, che gli stanno comunicando di fermarsi, che qualcosa non va. E che, per scoprirlo, deve fermarsi, iniziare a conoscersi  ed a capire cosa abbia potuto determinare l’insorgenza di quella sintomatologia, o patologia che dir si voglia.

È l’opportunità che ognuno di noi ha di potersi fermare ed iniziare una vita più coerente con sé stesso. Una vita nella quale ci sia un allineamento, una coerenza appunto, tra mente, cuore e anima, tra ciò che si desidera e ciò che si fa. Una vita nella quale sia data la possibilità di realizzare se stessi, non le aspettative degli altri (familiari in primis). Una vita nella quale non si sia costretti a fare guerre continue col mondo per sentirsi vivi, per dimostrare di esistere e di valere. Una vita nella quale si scelga ciò che fa star bene e non ciò che la società considera di valore. La malattia consente di rimettere in ordine il nostro libero arbitrio, comprendere  le priorità, scegliere, riorganizzare valori e cose secondo una misura importante per noi, non per gli altri. 

La guarigione, di fatto, è un processo di rinascita, è una presa di Coscienza , è un salto quantico di consapevolezza.  

Omeopatia e conoscenza di sé

Qualcuno potrebbe anche chiedere: ma allora una persona che ha una malattia grave se l’è cercata? Oppure: non le sarebbe bastato fare ciò che le pareva? 

Ma dunque, alla persona che sta male, dobbiamo imputare anche la colpa? Assolutamente no: il paziente non è consapevole di vivere una vita non sua, di dipendere dalle aspettative altrui. In fondo, questo atteggiamento inautentico gli è stato trasmesso e lui non fa altro che continuare a perpetrare quelli che sono degli automatismi famigliari: proprio perché sono automatismi, sono al di fuori della coscienza del soggetto. La malattia mi dà la possibilità – l’occasione di fermarmi e guardare dentro me stesso, di capire quando sono comparsi i sintomi, quando si manifestano, come sto quando sto male, cosa faccio per star bene. Mi dà la possibilità di conoscere questi automatismi, di portarli alla coscienza. Di vedere anche delle parti di me che non voglio vedere, perché considerate negative, poco accettate socialmente, quasi fossero “peccaminose”, quindi, da nascondere. La malattia mi dà invece la possibilità di entrare in contatto anche con la mia imperfezione, con i miei limiti. Perché tutti noi esseri umani abbiamo dei limiti, a partire dal fatto che siamo destinati a morire. E mi dà l’occasione di accettare questi limiti, e dunque di accettare me stesso..

Uno dei passi fondamentali del processo di guarigione è proprio l’accettazione di noi stessi, ciò che siamo e non ciò che vorremmo essere o che gli altri vorrebbero noi fossimo: questo è il motivo per il quale molte malattie hanno radici nella nostra infanzia o adolescenza.

Omeopatia: dalla delega alla co-responsabilità della cura

La cura omeopatica non è dunque la semplice banale somministrazione di rimedi, ma un percorso totalmente diverso rispetto a quello al quale ci siamo e ci hanno abituati. 

La persona bisognosa di cure, non può prendere e mettere una sfilza di esami sulla scrivania del dottore dando a lui il potere sia della cura che della guarigione. Occorre passare da una medicina di laboratorio ad una medicina di ambulatorio insieme al medico, iniziare un processo olistico, interattivo e sistemico che porti alla conoscenza di sé, una nuova consapevolezza, un processo che mi porti a volermi bene, anche a perdonarmi, a non giudicarmi ma ad accettarmi, anche con la malattia. È un processo opposto rispetto alla distruzione del nemico cioè della malattia, o dei sintomi che rappresentano la punta dell’iceberg inconscio.

È molto più difficile, perché mi obbliga a guardarmi dentro, a vedermi con lucidità, compresi quegli aspetti che possono non piacermi, nella consapevolezza però che, in questo viaggio, in questo percorso, ho un alleato, una persona che mi starà vicino senza sostituirmi, che mi darà una mano, un sostegno ma non deciderà per me: il medico. Che darà attenzione a me malato, non univocamente alla malattia. 

No, decisamente l’Omeopatia non è per tutti. Perché conoscersi per come siamo davvero ed accettarsi non è da tutti. È più semplice proiettare tutto sugli altri, dare la colpa a situazioni esterne, negare che quello di cui oggi si soffre ha radici nel passato, deresponsabilizzarsi, togliersi dal processo di malattia e di guarigione, non assumersi responsabilità ma delegarle al medico, ai medici, agli esami di laboratorio, alle Tac, alle ecografie, alle gastroscopie…delegando  loro tutta la responsabilità della guarigione, e rimanendo in tale processo totalmente passivi.  Ma se non ci si conosce non si guarisce: al massimo si possono sopprimere i sintomi. E, quel che è peggio, non si vive: al massimo si sopravvive.

 

Dott. Carlo Tonarelli

Medico Omeopata

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