“L’Omeopatia o è hahnemanniana oppure non è medicina omeopatica.”
Gioacchino Pompili (Direttore della Rivista Omeopatica dal 1855 al 1902)
Esistono diversi metodi di praticare la medicina omeopatica:
- il Complessismo, dove vengono utilizzati complessi composti da singoli rimedi omeopatici che sembrano avere un’azione terapeutica su organi o apparati;
- il Pluralismo, simile al primo, ma se ne differenzia perché è l’omeopata che prescrive assieme diversi rimedi omeopatici e non utilizza quelli standardizzati preparati dalle aziende farmaceutiche omeopatiche.
La metodologia hahnemanniana (Unicista) è centrata sulla sperimentazione farmacologica su sano di sostanze opportunamente ultra diluite e dinamizzate e dalla valutazione dei dati patogenetici da essa derivati e posti in correlazione con i dati clinici desunti dalla fisiopatologia del singolo malato.
Un medicinale, per essere definito “omeopatico”, deve essere stato preventivamente sperimentato su “sano” a dosi infinitesimali e dinamizzate e deve aver prodotto dati patogenetici nel corso della stessa sperimentazione farmacologica su sano.
In tal senso la medicina omeopatica hahnemanniana è definita anche “medicina dell’esperienza”, poiché da oltre 200 anni basa il proprio razionale metodologico sui dati sperimentali derivati delle migliaia di sperimentazioni effettuate su uomo sano; ad essa infatti si deve storicamente l’introduzione nell’ambito della scienza moderna della cosiddetta metodologia sperimentale in “doppio cieco”.
Studiare, quindi, la medicina omeopatica hahnemanniana significa innanzi tutto indagare ed approfondire la metodologia sperimentale, verificarne i dati che da essa derivano e confrontarli con i quadri nosografici derivati da una diagnostica fisiopatologica unitaria del singolo malato, analizzato nella sua storia biologica personale, familiare ed ereditaria.
I corsi base in medicina omeopatica durano almeno 3 anni, ma un medico, per poter dire di essersi seriamente formato in questa disciplina, deve averla studiata approfonditamente per almeno 10 anni.
Gli strumenti dell’omeopata unicista
Per esercitare la professione di omeopata, un medico ha bisogno essenzialmente di tre testi: una Materia Medica, un Repertorio e un buon libro che gli spieghi come usarli e come affrontare i casi clinici che gli si presenteranno. “La Metodologia di Hahnemann”, del Dr. De Schepper è il testo attuale più indicato per affrontare l’argomento. Questo perché in primo luogo il Dr. De Schepper si propone di trasmettere un metodo che trova la sua origine nello stesso che veniva usato da Hahnemann con i suoi pazienti. Quella stessa metodologia, che è stata poi ripresa e utilizzata con successo dai vari Maestri omeopati del passato come Boenninghausen, Hering, Lippe, Kent, Dunham, Grimmer, Tyler, Wight-Hubbard e Schmidt. L’Autore è riuscito a sintetizzare la loro saggezza in queste pagine, spiegando il loro metodo alla luce della sua personale esperienza clinica in modo chiaro e pratico.
Nella prima parte del libro De Schepper spiega i fondamenti dell’Omeopatia, dal concetto di cura olistica a quello di Forza vitale, soffermandosi soprattutto sulle potenze omeopatiche (soprattutto le LM) e come prescriverle (la scelta, la dose e il metodo di somministrazione).
Nella seconda parte viene descritto l’intero processo di guarigione: il valore dei sintomi e i princìpi generali nella scelta del rimedio, cosa sono le false percezioni, che importanza dare agli aggravamenti e ai sintomi accessori, gli ostacoli al processo di guarigione del paziente. Particolare attenzione viene riservata allo studio dei nosodi e al loro uso nelle malattie acute e croniche.
La terza parte viene dedicata allo studio dei miasmi e al loro ruolo nella malattia. Viene approfondita anche la relazione tra omeopatia e cancro, soprattutto per quanto riguarda i princìpi su cui si fonda il trattamento omeopatico, con alcuni casi clinici oncologici dei Maestri del passato.
Il libro si conclude con alcuni esempi di moduli da utilizzare in ambulatorio per la visita di persone e animali, alcuni casi clinici (anche veterinari e oncologici) e un approfondimento sulla Medicina Tradizionale Cinese e le sue somiglianze con l’Omeopatia.
La Metodologia di Hahnemann è un testo rivolto ai professionisti che operano nel mondo della salute. È utile allo studente di omeopatia, perché soddisfa il suo bisogno di avere un’accurata e chiara introduzione alla terapia e metodologia omeopatica; al medico omeopata, per riscoprire la metodologia usata da Hahnemann; agli altri medici\professionisti della salute, per avere una diversa visione della salute e della cura.
Il medico omeopata e la comprensione del malato
‘La tipologia del malato’ corrisponde alla tipologia del rimedio, secondo il principio che “il Simile che cura il Simile”. Ognuno di noi è unico ed è un “Tipo Omeopatico”: tutte le sue caratteristiche considerate in maniera Olistica corrispondono ad un RIMEDIO ENERGETICO di derivazione Animale, Vegetale, Minerale o altro. Rimedio fotocopia della persona in grado di fornire l’ENERGIA VITALE per superare i problemi che la vita gli presenta. In omeopatia, quando le caratteristiche del rimedio rispecchiano al massimo le caratteristiche fisiche e psicologiche dell’individuo, si tende a definirlo appunto con lo stesso nome del rimedio. Ecco quindi li “Tipo Pulsatilla”, il “Tipo Nux Vomica”, il “tipo Natrum Muriaticum” e così via.
La Tipologia Omeopatica è lo studio comparativo del “Tipo” dell’individuo e del “Tipo” del rimedio. Per un acuto osservatore, come dovrebbe essere appunto un bravo medico omeopata, di grande importanza non sono tanto i discorsi che fa il paziente ma piuttosto i piccoli segni che devono essere sapientemente rilevati. I gesti, la mimica, l’andatura, lo sguardo, l’inflessione della voce, il modo di vestire e abbinare i colori, il modo in cui si sta seduti (sulla punta della sedia piuttosto che con la schiena ben appoggiata allo schienale, accavallare o meno le gambe…) sono importantissimi per il medico per valutare la scelta del rimedio. Tanto più le caratteristiche fisiche e psicologiche della persona combaciano con le caratteristiche del rimedio e tanto più si tende a definire l’individuo col nome del rimedio stesso; si riesce pertanto ad individuare il Simillimum, cioè il proprio rimedio specifico e personale.
Il primo studioso di questa metodologia fu appunto Hahnemann, ma chi effettivamente ha sviluppato lo studio è stato J.T. Kent, studio perfezionato dai suoi discepoli. Naturalmente non tutti i pazienti possono essere classificati in un tipo ben preciso ed anche se si riesce ad inquadrarlo in tipo ben preciso non è detto che bisogna per forza prescriverlo alla prima visita; infatti la prescrizione del rimedio presuppone la conoscenza dei sintomi della malattia in atto in quel determinato paziente, che non è assolutamente e necessariamente legata alle caratteristiche fisico-psicologiche presenti nell’individuo in condizione di equilibrio, cioè di perfetta salute. Una volta guarito il paziente col rimedio opportuno, sarà poi eventualmente il rimedio-tipo a mantenerlo in salute ed in equilibrio con se stessi e il mondo che ci circonda.
Per complicare le cose nell’individuazione del rimedio- tipo vi sono altre considerazioni da fare: il corredo genetico ereditato dai genitori, l’ambiente fisico e sociale in cui si cresce e l’alimentazione sono tutti fattori che influiscono nella formazione della “Persona“, dell’ “Individuo” in toto; infatti vi sono persone che fin da bambini rispecchiano un determinato rimedio-tipo a cui rispondono bene in ogni manifestazione morbosa cronica e/o acuta per tutta la vita, mentre altri, nel corso della vita, vuoi per influenze esterne o per qualsivoglia motivo, cambiano il proprio rimedio-tipo.
Dott. Carlo Tonarelli
Medico Omeopata










